«Di fronte alle tendenze autoritarie presenti in tutto il mondo, occorrono coraggio e volontà di resistere», ha sottolineato Alexandra Karle, direttrice di Amnesty Svizzera, nel suo discorso di apertura. «Ci impegniamo per la solidarietà invece che per la divisione. L’impegno instancabile di attivisti di Amnesty in tutto il mondo e in Svizzera mi dà speranza e fiducia che ci riusciremo.»
Difensori dei diritti umani, giornalisti e accademici minacciati, così come le comunità sistematicamente oppresse e messe a tacere, sono la prova della crescente repressione contro la società civile che si sta diffondendo in molti paesi del mondo – e alla quale Amnesty International deve reagire con decisione.
«Amnesty International è necessaria oggi più che mai. È in gioco nientemeno che l’umanità, per la quale ci impegniamo e che dobbiamo difendere con cuore e coraggio», ha affermato Maria Mbiti, co-presidente uscente del Comitato esecutivo di Amnesty Svizzera.
No all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni»
In due risoluzioni, ile persone presenti all’Assemblea generale hanno esortato anche la Svizzera a contrastare la minaccia delle forze autoritarie e la crescente polarizzazione. Nella prima risoluzione chiedono al Consiglio federale e al Parlamento di difendere i diritti umani, il multilateralismo e il diritto internazionale e di non accettare tacitamente gli sviluppi autoritari né di favorirli con una politica di esportazione e commerciale contraria ai diritti umani.
Con una seconda risoluzione, l’Assemblea Generale ha espresso il proprio «no» all’«Iniziativa per la sostenibilità» (iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni!"), sottoposta a voto popolare il 14 giugno. L’iniziativa punta su una politica di isolamento, mette a rischio accordi vincolanti sui diritti umani e colpisce gruppi particolarmente vulnerabili, hanno affermato le persone socie di Amnesty Svizzera.
Come reagire alla svolta autoritaria?
Durante una tavola rotonda, Dávid Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, Rachel Ward, responsabile della ricerca presso Amnesty USA,
Katrin Meyer, professoressa di filosofia e studiosa di questioni di genere, e Samson Yemane, vicepresidente della Commissione federale contro il razzismo e presidente dell’Unione dei media eritrei in Svizzera, hanno discusso di come possiamo difenderci efficacemente dalle tendenze autoritarie.
«La resistenza sotto forma di proteste pubbliche è una delle reazioni più efficaci alle violazioni autoritarie del potere da parte del governo», ha affermato Rachel Ward. «Dobbiamo ricordarci che abbiamo la forza di resistere. L’esperienza di molti paesi dimostra che gli sviluppi autoritari possono essere invertiti.»
Ha anche riferito di una minaccia costante e reale per Amnesty e altre ONG negli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda il lavoro a favore delle persone rifugiate e migranti – ad esempio attraverso procedimenti penali, sorveglianza o restrizioni finanziarie.
«Quando professionisti dei media, accademici o le ONG vengono attaccati, si tratta di segnali di allarme di un più ampio modello autoritario», ha affermato Dávid Vig. Il manuale del potere autocratico prevede inoltre la costruzione di un presunto nemico – che si tratti di migranti, persone LGBTQIA+ o altre minoranze – nonché la diffusione della paura nella società.
Qul è la situazione in Svizzera? La Svizzera non è al riparo da tendenze autoritarie, al contrario, sotto certi aspetti è addirittura particolarmente vulnerabile, ha affermato Katrin Meyer. Ciò è dovuto all’idea di un «popolo» sovrano che non deve rendere conto a nessuno e che può persino votare sui diritti fondamentali delle minoranze. Di conseguenza, l’umore sociale di fondo può cambiare molto rapidamente.
Il coraggio di resistere
«Dobbiamo riflettere su come uscire da una posizione difensiva in cui i diritti umani sono una condizione minoritaria. Dobbiamo trovare un modo per tradurre il linguaggio dei diritti umani in valori e argomenti che raggiungano il cuore della maggioranza silenziosa della popolazione», ha affermato Dávid Vig.
Il fatto che in Ungheria centinaia di migliaia di persone abbiano sfidato intimidazioni e minacce e siano scese in strada difendere i diritti delle persone LGBTQIA+ partecipando al Pride 2025 nonostante il divieto imposto dalle autorità è stato determinante nel recente avvicendamento al potere in Ungheria. Samson Yemane ha aggiunto: «Dobbiamo fare appello alla compassione e alla solidarietà delle persone per poi fare appello anche alla loro ragione».
Il tema è stato approfondito ulteriormente in tre workshop. Le esperienze degli attivisti provenienti da diversi gruppi di Amnesty sono confluite nella discussione e hanno fornito un prezioso contributo alla definizione della nuova campagna di punta di Amnesty contro l’autoritarismo in Svizzera.
Comitato esecutivo rinnovato
Con Larissa Mettler, Lydia Walter (nuova copresidenza) e Sara Cruz Ferreira (delegata dei giovani) sono stati confermati tre nuovi membri del comitato esecutivo di Amnesty Svizzera. Essi succedono a Maria Mbiti, Camille Leyrer e Michelle Gisin, che lasciano l'incarico. Stephanie Stampfli e Diana Rüegg sono state elette nella commissione di gestione. Cédric Hämmerli ha rassegnato le dimissioni da presidente della commissione di controllo.
L'assemblea generale è stata l'occasione per uno scambio tra chi fa parte del Comitato esecutivo, attivisti e il personale del Segretariato, rafforzando così la coesione e l'orientamento comune del movimento. Una manifestazione pubblica che ha invitato alla «resistenza per l'umanità» ha concluso la giornata a Berna.