Facciata del Palazzo federale a Berna con file di sedie vuote e striscioni di protesta in primo piano.
© Amnesty International
Iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!»

Un attacco frontale alla tutela dei diritti umani

Il 14 giugno 2026, la Svizzera si pronuncerà sull’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!», nota anche come iniziativa «per la sostenibilità». Dietro un titolo dal tono ecologico si nasconde un progetto che metterebbe in discussione accordi fondamentali per la tutela dei diritti umani e porrebbe la Svizzera in aperto conflitto con il diritto internazionale. Amnesty International Svizzera respinge con fermezza questa iniziativa.

Di cosa si tratta?

La cosiddetta «iniziativa per la sostenibilità» esige che la popolazione residente permanente in Svizzera non superi i dieci milioni di persone entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, vengono proposti due nuovi articoli costituzionali che prevedono misure dalle conseguenze pesanti, in particolare nei settori dell’asilo e della migrazione.

Non appena si raggiungesse la soglia dei 9,5 milioni di abitanti - secondo l’Ufficio federale di statistica, tra il 2030 e il 2035 - il Consiglio federale e il Parlamento dovrebbero adottare inasprimenti «in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare». Le persone ammesse a titolo provvisorio (status F) non avrebbero quindi più alcuna prospettiva di ottenere un permesso di soggiorno o un altro titolo che consenta loro di rimanere in Svizzera.

In caso di superamento della soglia dei 10 milioni, gli accordi internazionali accusati di incoraggiare la crescita demografica dovrebbero essere rinegoziati, se non addirittura denunciati. Ciò potrebbe riguardare non solo il Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione, ma anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto II dell’ONU), nonché altri trattati internazionali.

Violazione del principio di non-refoulement e del diritto alla vita familiare

La tradizione umanitaria della Svizzera vuole che le persone in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni possano trovare qui protezione e sicurezza. Questa iniziativa non solo minaccia questa tradizione, ma mina anche le istituzioni e i trattati di diritto internazionale che garantiscono la tutela dei diritti umani a livello mondiale - e alla cui elaborazione la Svizzera ha ampiamente contribuito.

«Questa iniziativa costituisce un attacco frontale alla protezione delle persone rifugiate e agli accordi internazionali sui diritti umani che la Svizzera sostiene e contribuisce a plasmare da decenni», afferma Kishor Paul, coordinatore della campagna Asilo e migrazione di Amnesty International Svizzera.

L'introduzione di un limite rigido alla popolazione, che comporterebbe il respingimento delle persone rifugiate alla frontiera o la sospensione delle procedure d'asilo, violerebbe il principio di non respingimento (non-refoulement). Questo principio fondamentale del diritto internazionale vieta di respingere le persone verso paesi in cui rischiano la tortura, trattamenti inumani o la morte. Esso è sancito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati e dall’articolo 3 della CEDU.

Indebolire il diritto internazionale significa indebolire la protezione di tutte le persone

Le persone migranti e rifugiate vivono, lavorano e si impegnano quotidianamente al fianco di tutte quelle che considerano la Svizzera il loro paese. Si prendono cura delle persone che si trovano negli ospedali e nelle case di cura, svolgono attività di ricerca nelle università, partecipano alla vita culturale. Sono vicini, amici, colleghi, membri della famiglia. Queste persone sono parte integrante della nostra società, con gli stessi diritti fondamentali alla sicurezza, alla vita familiare e a un’esistenza dignitosa.

Una Svizzera solidale e rispettosa dei diritti umani è una Svizzera in cui questi diritti valgono per tutte le persone - indipendentemente dall’origine o dalle statistiche demografiche.

Amnesty International dice no!

"Con l’iniziativa per «la protezione delle frontiere», è inoltre in preparazione un’altra iniziativa che porterebbe di fatto all’abolizione del sistema d’asilo in Svizzera. L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti» è solo l’inizio di un’ondata ostile alla migrazione e ai diritti umani", avverte Kishor Paul.

I diritti umani sono universali e non negoziabili, anche quando viene raggiunta una soglia demografica. La Svizzera si è impegnata, per buoni motivi, a rispettare il principio di non respingimento, a proteggere il diritto alla vita familiare e a garantire il divieto di discriminazione. Subordinare questi obblighi a un limite demografico non solo priverebbe i rifugiati dei loro diritti, ma indebolirebbe lo Stato di diritto nel suo complesso.