I primi passi
Il concetto moderno dei diritti umani nacque nel XVIII secolo, durante l'Illuminismo. Il Virginia Bill of Rights (1776) in Nord America e la Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen (1789) in Francia furono le prime dichiarazioni dei diritti umani a livello nazionale e costituirono la base per il successivo sviluppo. Questi documenti si fondavano sul principio che tutti gli esseri umani nascono liberi e possiedono diritti innati – anche se gli schiavi, i popoli indigeni e le donne erano esclusi.
Nel XVVIII e XIX secolo i diritti umani ebbero un ruolo marginale nei rapporti tra Stati. Nel diritto internazionale vigeva il principio della sovranità statale assoluta. Gli Stati decidevano quindi autonomamente se e quali diritti concedere ai propri cittadini. Solo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale portarono alla consapevolezza che l'individuo deve essere protetto a livello internazionale dalle violenze da parte dello Stato. Di fronte all'orrendo crimine del genocidio, la sovranità statale e il principio di diritto internazionale della non ingerenza non potevano più essere giustificati. Si iniziò così a internazionalizzare i diritti umani per raggiungere una protezione più efficace delle singole persone.
La svolta
Il verò cambiamento per il movimento internazionale dei diritti umani arrivò con l'ancoraggio dei diritti umani per tutte le persone nella Carta delle Nazioni Unite del 1945. I diritti umani furono definiti nel preambolo «come l'ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni». In questo modo furono dichiarati una questione internazionale. Il primo articolo della Carta cita tra i suoi obiettivi quello di «promuovere e rafforzare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione». Il rispetto e la realizzazione dei diritti umani furono considerati per la prima volta come presupposto per il benessere, la stabilità e le relazioni pacifiche tra gli Stati.
I diritti umani furono definiti con maggiore concretezza nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU), elaborata dalla Commissione per i Diritti Umani dell'ONU e adottata dall'Assemblea generale il 10 dicembre 1948. Essa costituisce ancora oggi il fondamento della protezione internazionale dei diritti umani. Sebbene la DUDU non sia giuridicamente vincolante, ha acquisito nel corso degli anni un'importanza morale fondamentale. Dal punto di vista giuridico viene oggi considerata come diritto consuetudinario, vale a dire come una prassi giuridica generalmente riconosciuta e applicata e pertanto giuridicamente vincolante. Le sue disposizioni sono state recepite in numerose costituzioni nazionali e rese quindi azionabili in giudizio. Partendo dalla DUDU, sono stati successivamente adottati in modo graduale trattati internazionali vincolanti su temi specifici o a protezione di gruppi di persone con esigenze particolari.
La Guerra fredda
L'inizio della Guerra fredda rese impossibile la creazione di un unico strumento giuridicamente vincolante che avrebbe dovuto integrare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La lotta ideologica portò all'adozione nel 1966 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (Patto Sociale o Patto I) e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (Patto sui Diritti Civili o Patto II). Gli Stati occidentali si concentrarono sui diritti politici e civili, che nel XIX secolo avevano avuto un ruolo centrale nella formazione degli Stati. Per gli Stati socialisti erano in primo piano i diritti economici, sociali e culturali. Questi Paesi infatti consideravano lo Stato come un collettivo che distribuisce e assegna prestazioni sociali all'individuo. I due Patti entrarono in vigore nel 1976, quando furono raggiunte le 35 ratifiche necessarie.
La globalizzazione dei diritti umani
Con la decolonizzazione e la nascita di nuovi Stati, numerosi nuovi paesi divennero membri delle Nazioni Unite, con gli Stati africani che a metà degli anni '60 divennero il blocco più forte. A causa del loro passato coloniale queste nazioni avevano un forte interesse per le questioni relative ai diritti umani. Oggi praticamente tutti gli Stati del mondo hanno ratificato una o più convenzioni sui diritti umani, e i diritti umani come concetti giuridicamente vincolanti sono diventati davvero universali.
Sviluppi regionali
Parallelamente allo sviluppo internazionale, i diritti umani si svilupparono anche a livello regionale. Nel 1950 in Europa fu firmata la Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU), entrata in vigore nel 1953. Nel 1959 si costituì la Corte Europea dei Diritti Umani (Corte EDU), con sede a Strasburgo. A partire dalle riforme del 1998, ogni persona che si trovi in uno Stato firmatario può presentare un ricorso individuale alla Corte Europea dei Diritti Umani. La possibilità per gli Stati membri di presentare ricorsi interstatali viene utilizzata molto raramente. Prima della creazione della Corte americana e africana dei diritti umani, la tutela giuridica europea rappresentava l'eccezione. Al di fuori dell'Europa vanno menzionate soprattutto la Convenzione Americana sui Diritti Umani e la Carta Africana dei Diritti Umani e dei Popoli (Carta di Banjul). Sulla realizzazione della Convenzione Americana sui Diritti Umani vigilano la Commissione Interamericana dei Diritti Umani e la Corte Interamericana. Il rispetto della Carta di Banjul è monitorato dalla Commissione Africana dei Diritti Umani e dei Popoli. Il suo lavoro è integrato e rafforzato dal giugno 2006 dalla Corte Africana dei Diritti Umani e dei Popoli. Anche in Asia e nel mondo arabo si sono sviluppati sistemi regionali per i diritti umani. Una buona panoramica sui più importanti accordi internazionali e regionali sui diritti umani è disponibile su www.humanrights.ch