A tutt'oggi sussistono numerosi pregiudizi nei confronti delle popolazioni sinti, rom e jenish. Alcuni di questi si basano sull'idea che queste popolazioni adottino tutte uno stile di vita nomade, anche se in realtà questo vale solo per una piccola parte di loro. Nei media svizzeri e per alcune persone, rom, sinti e jenish sono ancora associati a pregiudizi e stereotipi che portano alla stigmatizzazione sociale delle comunità. Molti ignorano le differenze tra questi gruppi, le loro origini e i loro stili di vita. Molte persone sinti, rom e jenish sono vittime di profilazione razziale da parte della polizia o di altre istituzioni, e preferiscono quindi mantenere segreta la loro identità rom, sinti o jenish e rivendicarla solo nella loro cerchia privata.
Chi sono i popoli sinti, rom e jenish?
Rom è un termine generico che designa vari gruppi giunti in Europa dal subcontinente indiano nel X secolo. Oggi in Europa vivono dai 10 ai 12 milioni di persone rom, con una propria cultura, lingua e tradizioni. Il termine rom deriva dal nome della loro lingua, il romani. Per secoli questa popolazione è stata emarginata in tutta Europa e in alcune regioni dell'attuale Romania è perfino stata ridotta in schiavitù fino alla fine del XIX secolo. Anche in Svizzera, fino al 1972 le persone rom che vivevano sul territorio non avevano il diritto di stabilirsi ufficialmente. Questa popolazione è stata quindi costretta a lasciare ripetutamente il proprio luogo di origine, cacciata da un luogo all'altro. Il termine «nomadi» si riallaccia a uno stereotipo derivante da questa persecuzione che è usato anche con una connotazione discriminatoria e dovrebbe essere utilizzato unicamente per designare persone che conducono effettivamente questo stile di vita.
Sinti è un termine utilizzato principalmente in Germania per designare le persone rom che sono arrivate nelle regioni di lingua tedesca a partire dal XV secolo. In Germania, i popoli sinti e rom sono minoranze riconosciute.
Le persone jenish sono una minoranza culturale le cui origini risalgono probabilmente a strati sociali un tempo emarginati all'interno della società. Come la popolazione rom, sono state costrette a condurre una vita in parte nomade a causa della loro esclusione economica, giuridica e sociale. In Svizzera tra il 1926 e il 1973, centinaia di bambine e bambini jenish sono stati strappati alle loro famiglie e collocati in istituti per essere «rieducati». Questo passato non è stato ancora elaborato in modo adeguato. Nel 2014, in Svizzera vivevano circa 30 000-35 000 persone jenish.
Persecuzioni e genocidio
Sotto il nazionalsocialismo, a partire dal 1933, le comunità sinti e rom della Germania furono progressivamente vessate, emarginate, private dei loro diritti e perseguitate. Tutte le misure adottate nei confronti della comunità ebraica sono state applicate anche a sinti e rom. A partire dal 1939, a sinti e rom non è stato più permesso lasciare il proprio luogo di residenza in Germania. Persone appartenenti a questi popoli sono state internate in campi di concentramento e deportate: si stima che dei circa 40 000 sinti e rom tedeschi e austriaci censiti, più di 25 000 siano stati uccisi dai nazisti. In totale, si ritiene che fino a 500 000 persone sinti e rom siano state perseguitate e assassinate sotto il regime nazista. Dal 2015, il 2 agosto è ufficialmente riconosciuto come Giornata europea di commemorazione dell'Olocausto di sinti e rom.
Riconosciuti in Svizzera, ma...
Nel 2016, i popoli sinti e jenish sono stati riconosciuti come minoranze nazionali. Questo riconoscimento, soprattutto simbolico, conferisce maggiore visibilità a queste due minoranze. Tuttavia, resta ancora molto da fare in termini di sensibilizzazione. I crimini commessi dalla fondazione Pro Juventute, che ha sottratto i bambini jenish alle loro famiglie, sono raramente affrontati nei programmi scolastici e nella sfera pubblica. Nelle scuole si parla ancora molto poso della persecuzione e l'uccisione di sinti, rom e jenish durante l'Olocausto.
Diverse organizzazioni chiedono il riconoscimento di un genocidio culturale e politico a causa dei crimini commessi da Pro Juventute contro la popolazione jenish. Tuttavia, un parere legale commissionato dal Consiglio federale nel febbraio 2025 conclude che non è possibile parlare di genocidio (culturale) dal punto di vista giuridico, poiché il concetto di «genocidio culturale» non esiste nel diritto internazionale. Non si può nemmeno parlare di genocidio, poiché non era presente la «intenzione genocida» necessaria a tal fine. Tuttavia, il parere giuridico precisa che l'allontanamento dei bambini e la distruzione intenzionale dei legami familiari allo scopo di eliminare uno stile di vita nomade devono essere qualificati, in base alle norme internazionali attualmente in vigore, come «crimini contro l'umanità» ai sensi dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI). A questo proposito, il Consiglio federale presenta le proprie scuse alla comunità sinti e jenish in Svizzera.