L'aborto deve essere trattato alla stregua di tutti gli altri servizi sanitari: l’intervento e l'assistenza post-aborto devono essere accessibili, economici, di buona qualità e offerti senza alcuna discriminazione.
Amnesty International chiede che alle ragazze, alle donne, alle persone trans, non binarie e intersessuali sia garantito un accesso completo e sicuro alle informazioni e alla pratica dell'aborto, che esso non sia più punito penalmente e che si metta fine alle sanzioni nei confronti delle persone che praticano o aiutano a praticare l'aborto.
Nella propria politica sull'aborto aggiornata, pubblicata nel settembre 2020, Amnesty International chiede l'accesso universale a un aborto sicuro, ovvero l'accesso universale ai servizi e alle informazioni ad esso correlato, nonché la totale depenalizzazione di questa pratica. Maggiori informazioni sulla posizione di Amnesty
La questione dell'interruzione della gravidanza rimane controversa in tutto il mondo. Anche in Svizzera il tema viene regolarmente dibattuto. A cavallo tra il 2013 e il 2014, ad esempio, si è discusso dell'iniziativa «Il finanziamento dell'aborto è una questione privata» (votazione del febbraio 2014).
Nel settembre 2022, SALUTE SESSUALE SVIZZERA ha lanciato la petizione «La mia salute, la mia scelta!», chiedendo lo stralcio dell'interruzione di gravidanza dal Codice penale. Oltre 11000 persone e 96 organizzazioni, tra cui Amnesty International, hanno firmato la petizione, che è stata consegnata alla Cancelleria federale il 31 gennaio 2023. Nonostante questo forte segnale, il Consiglio nazionale ha respinto l'iniziativa parlamentare «Affinché l'aborto sia considerato innanzitutto una questione di salute e non più un reato penale» con 99 voti contro 91 e 6 astensioni. In un comunicato stampa, SALUTE SESSUALE SVIZZERA ritiene che questa decisione non solo vada a scapito delle persone interessate e del personale sanitario, ma sia anche in contrasto con la prassi e le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) del 2022. Amnesty International sostiene la totale depenalizzazione dell'aborto e segue in tal senso le raccomandazioni di numerosi organismi di difesa dei diritti umani, tra cui il Comitato per i diritti umani, il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali e il Comitato per l'eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne delle Nazioni Unite, nonché l'OMS.
20 anni di regime dei termini in Svizzera
In Svizzera i costi di un'interruzione di gravidanza sono coperti dall'assicurazione di base solo dopo la deduzione della franchigia e della quota parte. Ciò significa che le persone con mezzi finanziari modesti sono penalizzate e, in determinate circostanze, non possono permettersi un'interruzione della gravidanza. Allo stesso modo, le persone che non sono assicurate hanno un accesso molto limitato all'aborto. Inoltre, dopo la dodicesima settimana l'aborto è punibile e possibile solo se la vita della persona incinta è in pericolo.
Amnesty chiede ai governi di depenalizzare completamente l'aborto e di garantire l'accesso universale all'interruzione della gravidanza in condizioni di sicurezza. L'aborto deve infatti essere una libera scelta e non deve essere regolato dal diritto penale. L'accesso all'interruzione di gravidanza in condizioni sanitarie e mediche adeguate è una necessità fondamentale e un diritto umano: questo infatti consente di evitare interruzioni di gravidanza illegali e poco sicure, che comportano rischi elevati per la salute.